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La Costituzione
della Repubblica Islamica dell’Iran


Nel Nome di Dio
il Clemente, il Misericordioso
“Gli inviammo i Nostri Messaggeri con prove chiare
e rivelammo il Libro e la Bilancia,
affinché gli uomini osservassero l’Equità”
(Corano, 57: 25)

PREAMBOLO
 
La Costituzione della Repubblica Islamica dell’Iran, che è espressione dei fondamenti culturali, sociali, politici ed economici della società iraniana, è basata sui principi e sulle norme del’Islam, in conformità alle autentiche aspirazioni della comunità islamica. Tale aspirazione fondamentale si è manifestata nella natura della grande Rivoluzione islamica dell’Iran e nel corso delle lotte del popolo musulmano che, dall’inizio sino alla vittoria, l’ha espressa nelle esplicite e ferme parole d’ordine di tutti i gruppi sociali. Ora, all’alba di questa grande vittoria, il nostro popolo ne cerca con tutta la propria forza la realizzazione completa.

La caratteristica fondamentale di questa Rivoluzione, rispetto ad altri movimenti sorti in Iran nell’ultimo secolo, risiede nel suo essere islamica e nel suo riferirsi ad un orientamento di pensiero. Il popolo musulmano dell’Iran, che si era già mobilitato nel movimento per la monarchia costituzionale contro il dispotismo, e nel movimento anticolonialista per la nazionalizzazione del petrolio, grazie a queste dure esperienze aveva compreso che la ragione principale dell’insuccesso di tali movimenti era costituito dalla mancanza di un’ispirazione dottrinale per le loro lotte. Sebbene nelle recenti mobilitazioni l’ideologia islamica e la guida del clero che combatteva per il progresso avessero svolto un ruolo rilevante e basilare, tuttavia quei movimenti non ot-tennero la vittoria, e rapidamente declinarono, perché le lotte si erano allontanate dalle originali posizioni islamiche.

Di conseguenza la vigile consapevolezza del popolo, guidato da Sua Eminenza Ayatollah Imam Khomeini, il grande Giure-consulto fonte suprema di Autorità, si rese conto che il movimento avrebbe dovuto seguire la genuina dottrina e ideologia islamica. Questa volta il clero attivo, che era sempre stato in prima fila nei movimenti popolari, e sotto la sua guida gli scrittori e gli intellettuali socialmente impegnati, diedero vita ad un nuovo movimento. L’inizio di quest’ultima mobilitazione del popolo iraniano si colloca nell’anno 1382 del calendario lunare dell’Egira, corrispondente all’anno 1341 del calendario solare dell’Egira ed al 1962 del calendario cristiano.

Le prime fasi del movimento
La drammatica protesta dell’Imam Khomeini contro la “Ri-voluzione Bianca”, generata dalla cospirazione americana e che costituiva un passo avanti verso il rafforzamento del dispotismo ed il consolidamento della dipendenza politica, culturale ed economica dell’Iran dall’imperialismo mondiale, fu il fattore che suscitò la mobilitazione unitaria del popolo. Essa diede vita alla grande e tragica insurrezione della comunità islamica del mese di khordad dell’anno 1342 (Giugno 1963), la quale segnò l’inizio reale di una sollevazione grande ed estesa e manifestò, consolidandolo, il ruolo centrale dell’Imam Khomeini nella Rivo-luzione. Nonostante l’Imam venisse esiliato dall’Iran a causa della sua opposizione alla vergognosa legge delle Capitolazioni (che garantiva totale immunità legale per i consiglieri americani), il suo legame con il corpo sociale si rafforzò. Il popolo mu-sulmano dell’Iran, e in particolare gli intellettuali impegnati e il clero combattente, portarono avanti la lotta malgrado l’esilio, il carcere, le torture e le esecuzioni capitali.

I gruppi consapevoli e responsabili della società continuarono l’opera di illuminazione dell’opinione pubblica dalle roccheforti delle moschee, dei centri teologici e delle università. Ispiran-dosi alla fertile dottrina rivoluzionaria dell’Islam, essi intrapresero sforzi incessanti e fruttuosi per l’innalzamento del grado di consapevolezza e vigilanza del popolo musulmano capace di lotta e di preghiera.

Il regime dispotico, che cominciava a tentare di distruggere il movimento islamico aggredendo brutalmente il Centro Teolo-gico Faiziyyeh di Qom, l’Università ed altri centri rivoluzionari, fece ricorso ai metodi più selvaggi e spietati per soffocare il furore rivoluzionario del popolo. La popolazione musulmana dell’Iran pagò ancora la propria ferma determinazione e volontà di continuare la lotta al prezzo dei plotoni d’esecuzione, delle torture barbare, delle lunghissime incarcerazioni.

Il sangue di centinaia di uomini, donne, giovani ricchi di fede, che all’alba cadevano sotto i colpi dei carnefici al grido “Allah è grande” o nelle strade e nei vicoli venivano colpiti dalle pallottole del nemico, assicurò il proseguimento della Rivoluzione. I frequenti messaggi e appelli dell’Imam Khomeini, rivolti nelle occasioni più diverse, resero sempre più profonde la consapevolezza e la determinazione della comunità musulmana.

Il governo islamico
Il progetto del governo islamico, fondato sul principio della “tutela del giurisperito islamico”, quale fu presentato dall’Imam Khomeini nel periodo culminante della repressione politica operata dal regime dispotico, creò nel popolo musulmano un nuovo e consistente incentivo: esso preparò la strada per la lotta ispirata all’ideologia islamica e rafforzò gli sforzi dei Musulmani im-pegnati e combattenti sia all’interno sia all’esterno del Paese.

Il movimento proseguì in questo percorso fino a quando le insoddisfazioni e la fermezza del furore crescente della popolazione, causate dalle pressioni e repressioni crescenti nel Paese, e in tutto il mondo l’eco e i riflessi della lotta delle guide religiose e degli studenti impegnati, scossero violentemente le basi del potere del regime: quest’ultimo, e i suoi padroni, furono così co-stretti ad allentare la pressione e la repressione e a cercare una sorta di distensione nell’ambiente politico, illudendosi di poter impedire la propria disfatta ormai certa. Ma il popolo insorto, consapevole e risoluto, sotto la guida ferma dell’Imam sempre indomo, avviò ed estese a tutto il Paese la propria vittoriosa e unitaria insurrezione.

L’ira della Nazione
Il giorno 17 dey dell’anno 1356 (7 Gennaio 1978), la pubblicazione da parte del regime al potere di uno scritto ingiurioso contro la sacra autorità del clero e in particolare dell’Imam Khomeini accelerò lo slancio del movimento facendo esplodere l’ira della popolazione in tutto il Paese. Il regime tentò di controllare il furore del popolo e di soffocare definitivamente l’insurrezione di protesta mettendo a ferro e fuoco il Paese, ma ot-tenne soltanto di far affluire sangue ancora più copioso nelle ve-ne della Rivoluzione.

Le celebrazioni commemorative dei martiri nel settimo e nel quarantesimo giorno della loro uccisione facevano battere più forte il cuore della Rivoluzione, e il movimento acquisiva sempre nuova vita in tutto il Paese.

L’impulso più forte giunse quando tutte le organizzazioni del Paese parteciparono attivamente agli scioperi unitari ed alle di-mostrazioni di piazza, che causarono il crollo finale del regime dispotico. La solidarietà diffusa di uomini e donne di tutte le tendenze religiose e politiche e la loro partecipazione unitaria alla lotta furono determinanti: in particolare, lo fu il ruolo attivo e onnipresente delle donne in ogni momento di questa grande guerra santa. Scene di madri che, con i loro bimbi fra le braccia, marciavano senza paura verso i luoghi degli scontri e sotto i tiri del nemico, testimoniarono il contributo rilevante e decisivo offerto alla lotta da questa grande parte della società.

Il prezzo pagato dal popolo
Il giovane albero della Rivoluzione, irrorato dal sangue di più di sessantamila martiri e di centomila feriti, al prezzo di miliardi di tuman in perdite materiali, diede i suoi frutti dopo poco più di un anno di lotte ininterrotte e incessanti, al grido di “Indipen-denza, libertà, governo islamico”. Questo grande movimento, sostenuto dalla fede, dall’unione e da una guida risoluta nelle fasi drammatiche e cruciali, oltre che dal sacrificio del popolo, giunse alla vittoria, riuscì a distruggere tutti i calcoli dell’imperialismo e le istituzioni ad esso legate, e diede vita ad un capitolo nuovo della storia delle rivoluzioni popolari di tutto il mondo.

Il 21 e il 22 bahman dell’anno 1357 (10 e 11 Febbraio 1978) furono i giorni in cui la monarchia, il dispotismo interno e l’egemonia straniera che lo dominava, crollarono dalle fondamenta. Con questo grande trionfo, la prima fase del governo islamico tanto a lungo desiderato dal popolo musulmano annunciò la vittoria finale.

Il popolo iraniano unito, insieme ai giureconsulti religiosi e alle autorità musulmane e alla Suprema Guida, manifestò in un referendum la propria ferma e decisiva determinazione di fondare la Repubblica Islamica. Il 98,2 per cento dei votanti espresse voto favorevole alla Repubblica Islamica.

Ora, la Costituzione della Repubblica Islamica dell’Iran, in quanto esprime le aspirazioni delle istanze politiche, sociali, culturali ed economiche della società, deve preparare il terreno per il consolidamento delle basi del governo islamico e presentare il nuovo programma per l’edificazione del governo del Paese sulle rovine del precedente regime corrotto.

La forma dello Stato nell’Islam
Nella concezione islamica la forma dello Stato non scaturisce da particolari situazioni sociali o dalla supremazia di un individuo o di un gruppo: è invece l’espressione degli ideali politici di un popolo, unificato dalla stessa religione e dallo stesso modo di pensare, che dà a se stesso un’organizzazione, grazie alla quale nel corso della propria evoluzione spirituale possa aprirsi la via verso la meta finale, movendo cioè verso Dio.

Nel suo processo di evoluzione rivoluzionaria il nostro popolo si è liberato dalla polvere e dal sudiciume della tirannia e del-le influenze culturali straniere, per tornare all’ideologia e alla vi-sione del mondo islamica. Ora esso sta per edificare una società esemplare sulla base delle norme islamiche.

Compito di questa Costituzione è creare le condizioni per il radicamento delle convinzioni del movimento e il terreno favorevole affinché l’essere umano possa nutrirsi dei supremi valori della dottrina universale dell’Islam.

In considerazione dell’ispirazione islamica della Rivoluzione dell’Iran, che ha rappresentato un movimento verso la vittoria di tutti gli oppressi sugli oppressori, la Costituzione prepara il terreno affinché tale rivoluzione prosegua sia all’interno che all’esterno del Paese. In particolare si impegna nell’allargamento dei rapporti internazionali con altri movimenti islamici e popolari affinché si renda possibile la creazione di un’unica comunità mondiale(“In verità, l’Islam è la vostra comunità, una comunità per tutti, ed Io sono il vostro Creatore. Adorate dunque [l’unico Dio].” Corano, 21: 92).
In forza della natura propria di questo grande movimento, la Costituzione garantisce contro ogni forma di tirannide sociale o ideologica e contro la monopolizzazione dell’economia, liberandosi dal dispotismo, e si impegna a rendere il popolo padrone del proprio destino (“Egli li allevia dei fardelli e delle catene che pesano su di loro.” Corano, 7: 157).

Nella creazione delle basi e delle istituzioni politiche, che costituiscono il fondamento della società, secondo l’impostazione ideologica la responsabilità di governare e amministrare il Paese sarà affidata a persone rette e fidate (“I miei servi giusti erediteranno la terra.” Corano, 21: 105).

L’attività legislativa, che è espressione dei principi che governano la società, sarà attuata in conformità al Corano e alla Tra-dizione. Di conseguenza si rende necessario e importante un suo controllo attento e preciso da parte di individui giusti, virtuosi, impegnati e buoni conoscitori della teologia e del diritto del-l’Islam.

Il governo, poiché suo scopo è favorire l’evoluzione degli individui nella direzione del piano divino, deve preparare il terreno favorevole al manifestarsi e al fiorire delle capacità, così che si rivelino le caratteristiche divine degli uomini (“Adottate un’indole divina.” Tradizione). Ciò potrà realizzarsi soltanto attraverso la partecipazione attiva e diffusa di tutti i membri della collettività al processo evolutivo della società.

In vista di questo scopo la Costituzione prepara il terreno favorevole per tale partecipazione a tutti i livelli politici e in tutte le sedi decisionali per tutti i gruppi della società, affinché nel processo dell’evoluzione umana ogni individuo diventi artefice e responsabile della crescita, dello sviluppo e dell’orientamento. Questa sarà l’autentica realizzazione del governo dei diseredati sulla terra (“Noi vogliamo beneficare i diseredati e farne gli eredi e la guide della terra.” Corano, 28: 5).

La Guida dei Giurisperiti islamici per l’orientamento di giustizia
Essendo fondata sul principio della continuità dell’lmamato, la Costituzione preparerà il terreno perché i giurisperiti islamici dotati di tutti i requisiti richiesti, e la cui funzione di riferimento venga riconosciuta dal popolo (“Affidate l’amministrazione ai teologi spirituali, coloro che vigilano su quanto Dio consente e quanto Dio vieta.” Tradizione) possano esercitare la funzione di guida come elemento del loro originario dovere islamico, e ga-rantire il retto operare delle diverse istituzioni.

L’economia come un mezzo, non come un fine
Il consolidamento delle istituzioni economiche si fonda sulla risposta ai bisogni dell’individuo nel corso della sua crescita e del suo progresso e non, come in altri sistemi economici, sulla concentrazione e l’accumulazione delle ricchezze o sulla ricerca del profitto.

Nelle società di ideologia materialista l’economia diventa fattore di distruzione, corruzione e privazione. Nell’Islam invece l’economia è un mezzo che, in quanto tale, non può fornire altro che il sistema migliore per giungere al fine.

Secondo questa concezione il programma economico del go-verno islamico è finalizzato a creare il terreno favorevole alla manifestazione della creatività degli individui. Di conseguenza il governo islamico ha il compito di garantire possibilità eguali e adeguate e lavoro per tutti gli individui, e di soddisfare i bisogni più urgenti affinché il percorso evolutivo non si interrompa.

La donna nella Costituzione
Nella creazione delle istituzioni sociali islamiche le forze umane, che fino ad ora sono state tutte al servizio dello sfruttamento straniero, ritroveranno la propria vera identità e riacquisiranno i propri umani diritti. E’ naturale che in tale processo le donne, che dalla passata tirannide hanno subito una maggiore oppressione, debbano essere in maggior misura reintegrate nei loro diritti.

La famiglia è la cellula fondamentale della società ed il centro principale della crescita e dell’evoluzione spirituale degli individui. Principio fondamentale nella formazione della famiglia, che rappresenta il terreno e la fonte principale della crescita e del perfezionamento dell’essere umano, è la concordia dei pensieri e degli ideali, ed è dovere del governo islamico creare le possibilità che consentano di giungere a questo fine.

In questa concezione dell’unità familiare, la donna, in quanto elemento sociale, viene riscattata dalla condizione di “oggetto” o di “strumento di lavoro” a servizio del consumismo e dello sfruttamento. Mentre riacquista l’importante dovere e il rispettabilissimo ruolo di madre nel crescere esseri umani devoti ai propri ideali, la donna è presente in prima linea accanto agli uomini, combatte nelle diverse attività dell’esistenza, e quindi nella concezione islamica le è affidata una responsabilità maggiore e le sono riconosciuti un valore ed una dignità superiori.

L’esercito islamico
La fede e la dottrina sono il principio ed il criterio fondamentale a cui ci si richiama nella formazione e nell’equipaggiamento delle forze di difesa del paese. Di conseguenza l’esercito della Repubblica Islamica ed i Guardiani della Rivoluzione vengono costituiti conformemente a tale proposito. Ad essi non è affidata soltanto la responsabilità di difendere le frontiere, ma anche un compito di fede, la santa battaglia per tutelare il bene e proibire il male secondo la volontà di Dio per la diffusione del go-verno divino nel mondo (“Allestite contro di loro forze e cavalli quanto potete per terrorizzare il nemico di Dio e vostro.” Corano, 8: 60).

Il potere giudiziario nella Costituzione
Il problema del potere giudiziario, che tutela i diritti del popolo in linea con il movimento islamico mirando a prevenire de-viazioni all’interno della comunità islamica, riveste importanza vitale. Per questa ragione è stata prevista la creazione di un sistema giudiziario fondato sulla giustizia islamica e composto di magistrati giusti e profondi conoscitori delle norme religiose. Tale sistema, considerata la sua importanza fondamentale e il suo impegno nell’operare come scuola di pensiero e di azione, deve tenersi lontano da relazioni malsane (“E quando giudicate fra gli uomini, giudicate secondo giustizia.” Corano, 4: 58).

Il potere esecutivo
Dal momento che riveste un’importanza particolare nell’esecuzione delle leggi e delle prescrizioni islamiche, con lo scopo di giungere all’instaurazione nella società di un sistema di rapporti improntati a giustizia, e poiché ciò è indispensabile alla preparazione di un terreno favorevole al raggiungimento degli obiettivi ultimi, il potere esecutivo deve aprire la via alla creazione di una società islamica. Di conseguenza ogni sistema che precluda o intralci l’ottenimento di questa meta è ritenuto condannabile dal punto di vista islamico, quindi alla burocrazia edificata dai provvedimenti del regime tirannico subentrerà un ordinamento esecutivo tale da svolgere con maggiore efficienza e celerità le funzioni amministrative.

I mezzi di comunicazione di massa
I mezzi di comunicazione di massa (radio, televisione) devono porsi al servizio del processo di perfezionamento della Rivo-luzione islamica e della diffusione della cultura islamica: in quest’ambito, devono trarre profitto dal sano apporto di concezioni diverse, e prevenire con impegno la diffusione di quanto sia de-leterio e contrario all’Islam.

E’ compito di ognuno l’applicazione dei principi di tale legge, che considera quale scopo principale la libertà e la dignità dell’essere umano ed apre la via alla crescita e al perfezionamento degli individui.

E’ necessario che la comunità musulmana, attraverso l’elezione di responsabili esperti e fedeli ed esercitando una sorveglianza continua sul loro operato, partecipi attivamente all’edificazione della società islamica, con la speranza che la creazione di una società islamica esemplare possa diventare un modello e una testimonianza per tutti i popoli del mondo (“Abbiamo fatto di voi una nazione che segue il medio cammino affinché siate testimoni di fronte a tutti gli uomini.” Corano, 2: 143).

I Rappresentanti
L’Assemblea degli Esperti, composta dai rappresentanti del popolo, dopo aver esaminato le proposte del governo e quelle pro-venienti dai vari gruppi della popolazione, ha presentato questo Testo Costituzionale che consta di dodici capitoli e centosettantadue articoli.

L’opera dell’Assemblea degli Esperti è giunta al termine all’alba del XV secolo dell’Egira del grande Profeta dell’Islam (la pace sia con lui), fondatore della dottrina islamica liberatrice, per le ragioni ed i propositi sopra esposti, e con la speranza che questo secolo sia il secolo della sovranità dei diseredati e della sconfitta dei potenti.
 
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