Thursday, December 14, 2017 فارسي|Italian
 
casa|Iran|Islam|Persian Language|FAQ|Contattaci|Links|Sitemap
Titolo
iran
Persepolis03
Entra
Nome utente :   
Password :   
[Registrare]
NewsletterSignup
Nome :   
Email :   
Gli Haft Sin

 

 

 

L’attenzione alla forza simbolica dei numeri si ri-specchia nel rito dello Haft Sin (“haft” significa “sette”, “sin” è il nome della lettera “s” in Farsi), la più famosa delle tradizioni persiane di Capodanno, strettamente rispettata in tutte le case iraniane.

In ogni famiglia si sceglie un tavolo o un ripiano dove viene stesa una tovaglia; su questa si collocano sette oggetti il cui nome, in lingua persiana, inizia con la lettera “s”, e ciascuno dei quali in vario modo rappresenta il trionfo del bene sul male o della vita sulla morte, dal sabzeh (“piante verdi”: semi fatti germogliare in un piatto) alla mela (sib), all’aglio (sir), ad una qualità particolare di frutta secca (senjed), dall’aceto (serkeh) alla spezia chiamata somaq e ad un impasto di germi di grano e farina (samanu), o in altri casi il fiore di narciso (sombol), o una moneta (sekkeh).

Accanto ai sette sin, i Musulmani collocano una copia del Corano (e gli Zoroastriani l’Avesta) per implorare la benedizione di Dio sul nuovo anno. Molti sistemano sulla tovaglia anche una brocca d’acqua, segno di purezza, un pane, alimento fondamentale della vita, e persino latte fresco, frutti, datteri, melograne, una candela, qualche uovo, magari colorato - si pensa che i diversi colori delle uova simboleggino le diverse “razze” umane, considerate tutte uguali di fronte al Creatore - o uno specchio.

Nella cultura iraniana, come in tante altre, il numero sette è considerato di ottimo auspicio. Allamah Majlesi, nel suo libro Bahar-ul-Anwaar, scrive: “I cieli sono formati di sette strati, e cos? pure la terra; e sette angeli li custodiscono; e se nel tempo in cui il nuovo anno si sostituisce al vecchio tu reciterai sette versetti o sette Sure del grande Corano che comincino con la lettera esse dell’alfabeto arabo, allora sarai protetto da tutte le disgrazie della terra o del cielo per l’intero anno che inizia”. In precedenza anche Ferdowsi, nello Shahnameh, aveva scritto che i cieli e la terra sono “fatti ciascuno di sette strati”; e narrato inoltre delle “sette meravigliose imprese di Rostam”, il più popolare fra gli eroi della tradizione epica persiana.

Ma già nell’Avesta di Zarathustra del numero sette si era parlato come di un segno sacro; e da radici altrettanto antiche derivava la credenza degli Ira-niani del passato secondo cui l’anima di ogni credente, ovvero l’essenza della sua esistenza, dopo il momento della morte terrena si posava sul tetto della casa in cui egli aveva trascorso la vita, e l? ri-maneva per sette giorni e sette notti, quindi si recava alla propria tomba, e l? di nuovo si fermava sino alla quarantesima notte; dopo di che, poteva finalmente raggiungere la dimora celeste (tuttora co-munque i riti funebri per i defunti si celebrano nella ricorrenza del settimo e del quarantesimo giorno dal trapasso).

In testi di epoche lontane sono spesso menzionate le “sette storie dell’inferno”, e si fa riferimento ad un “re delle Sette Terre” (a “sette ter-re” o “sette regioni” accenna anche il testo introduttivo dello Shahnameh).

In uno dei più noti racconti mitologici, la storia di Sinbad, si parla di Kurdis, re dell’India, e dei suoi “sette ministri dotti”, fra i quali appunto Sinbad era il più sapiente. Esiste poi una narrazione relativa al Profeta Mohammad (S), citata da Saab bin Ebadeh, che racconta: “Del giorno di venerd? sono sette gli attributi, e l’uomo fu creato nel giorno di venerd?”.

Nel Corano, il numero sette è citato in almeno sette Sure e versetti; il Testo Sacro parla in varie occasioni di “sette giorni”, “sette strade”, “sette ma-ri”, “sette cieli”, “sette notti”, “sette buoi maschi” e “sette verdi spighe di grano”.

Per quanto riguarda il più eloquente dei sette sin, il sabzeh, bisogna ricordare che la sua preparazione risale ad una tradizione molto antica. Generazione dopo generazione, le famiglie persiane erano solite approntare dodici piccoli piedistalli di argilla, in rappresentanza dei mesi, tutt’attorno al cortile di casa, seminando sopra ciascuno di essi vari tipi di piante, in particolare frumento, orzo, riso, fagioli, fave, lenticchie, miglio, piselli, sesamo e mais. Il sesto giorno di farvardin (27 marzo), riunita tutta la famiglia, si festeggiavano i germogli, cantando e suonando gli strumenti tradizionali. Le colonnine d’argilla dovevano restare in-tatte sino al sedicesimo giorno di farvardin, quando la famiglia verificava la crescita di ciascuna pianta: il seme che aveva prodotto il germoglio più alto ve-niva scelto per la coltivazione principale dell’anno appena iniziato.

Tuttora si provvede con una cura particolare alla preparazione dei germogli, sebbe il rito conservi or-mai soltanto un carattere simbolico. Almeno dieci giorni prima di NowRuz è responsabilità della pa-drona di casa preparare una manciata di semi (la quantità dipende dal numero dei membri della famiglia), formulare un desiderio e un augurio di buona salute e prosperità, e nel frattempo deporre i semi stessi in un recipiente d’argilla pieno d’acqua. Quando si fanno bianchi, la padrona di casa toglie i semi dall’acqua e li dispone su un tessuto; non ap-pena spuntano i germogli, li trasferisce su un vassoio di rame e li copre con un tovagliolo umido. Quando le piantine, ormai verdi, raggiungono una certa altezza, la donna le lega delicatamente con un nastro rosso: faranno parte della tavolata di Haft Sin finché, il tredicesimo giorno dopo Capodanno (Sizdeh-bedar), divenuti gialli, cioè maturi, verranno deposti in un ruscello perché tornino a fondersi con la natura.

Quando l’orologio indica l’arrivo del nuovo giorno, del primo giorno dell’anno nuovo, i membri della famiglia, spesso in abiti nuo-vi, si raccolgono attarno al tavolo, vicino al ripiano dove sono sistemati gli Haft Sin. Tutti recitano in-sieme almeno una preghiera, si abbracciano augurandosi reciprocamente salute e benessere, e infine cominciano il pranzo di Capodanno (abbondante e ricco quanto i “cenoni” occidentali). Il piatto tipico è il Sabzipolo mahi, riso alle verdure con salmone bianco del Caspio.

Poi i membri più anziani distribuiscono gli eidi (piccoli doni) ai familiari più giovani: in genere, a seconda delle disponibilità economiche, monete d’oro o banconote nuove (gesto di benevolenza in uso anche nei luoghi di lavoro, a favore dei dipendenti o dei sottoposti).

Il periodo di NowRuz si caratterizza anche per l’usanza degli scambi di visite tra parenti e amici; in questi casi si privilegiano le persone più anziane, e spesso si approfitta dell’occasione per rappacificarsi dimenticando le vecchie liti.

Secondo una delle antiche tradizioni, nel passato si riteneva che il ritorno delle anime dei defunti si verificasse il tredicesimo giorno di farvardin, il quale veniva dunque chiamato “il giorno dei morti” (proprio per la solennità di questo incontro ancora oggi gli Iraniani usano preparare le case al Capodanno con un’accuratissima pulizia di locali, tappeti, cortili, cos? resi degni di accogliere il ritorno dei familiari scomparsi). Forse per questa ragione, o forse per le valenze scaramantiche attribuite al numero tredici, in un passato piuttosto lontano in questa data si usava rompere qualche stoviglia, mentre tuttora si continua ad osservare l’usanza del Sizdeh-bedar, cioè ad organizzare gite di fa-miglia nel verde, per esorcizzare le forze del male.

Attualmente infatti il NowRuz, cominciato il primo giorno di farvardin, si protrae sino al tredicesimo, quando si esorcizza il “cattivo auspicio” del numero tredici con la gita fuori casa e fuori città. In quest’occasione, le ragazze in età da marito annodano due fili d’erba, mentre esprimono il desiderio di poter trascorrere il successivo Sizdeh-bedar in compagnia di uno sposo: “Sizdeh-bedar, sal-e digar, khuneh-ye shohar, batcheh baqal” (“Che passi il Tredicesimo! L’anno prossimo, nella casa del marito, un bimbo in braccio”). In questo giorno si preparano piatti di verdure, e una zuppa tradizionale chiamata Ash-e reshteh.

 

Ricerca
Ricerca speciale Cerca nel web
banner
Liscrizione nel 40° corso di lingua persiana

Istituto Culturale dellIran on Facebook

Istituto Culturale dellIran sull Instagram

Istituto Culturale dellIran on Youtube

IRAN.IT: Il Portale diaccesso italianosullIran

Ambasciata della Repubblica Islamica dellIran- Roma

ASSOCIAZIONE ISLAMICA IMAM MAHDI (A.J.)

icro

irannuovo
vote
Vote Disable
Statistiche utenti
Visitatori di questa pagina: 2309
Visitatori d'oggi : 159
Visitatori di questa pagina : 346460
Visitatori on line : 6
Tempo : 2.9688

casa|Iran|Islam|Persian Language|FAQ|Contattaci|Links|Sitemap