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Tehran12
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Geografia e ambiente

L’Iran, un enorme territorio di circa 1.650.000 chilometri quadrati, grande cioè come la maggior parte dell’Europa Occidentale, o sei volte l’Italia, si trova nell’Asia sud-occidentale e confina a nord con la Repubblica dell’Armenia, la Repubblica dell’Azarbaydjian, la Repubblica del Turkmenistan ed il mar Caspio; a ovest con la Turchia e l’Iraq; a sud con il Golfo Persico e il Golfo di Oman; a est con il Pakistan e l’Afghanistan.

Il paesaggio [TOP]
Una serie di montagne massicce e profondamente scavate da secoli di erosione circonda il bacino interno dell’altopiano dell’Iran. La maggior parte del territorio iraniano si trova ad un’altezza superiore ai 450 metri sul livello del mare; un sesto di esso si trova ad un’altezza superiore ai 1950 metri s.l.m. In netto contrasto sono le regioni costiere all’esterno della cerchia montuosa. Nel nord, la striscia di terra larga circa 650 chilometri che si stende lungo il mar Caspio, mai più larga di 110 km. E che spesso si restringe fino a 15 km, precipita bruscamente da un’altezza di 3.000 metri s.l.m. sino a 27 metri sotto il livello del mare. Nel sud, un altopiano alto circa 600 metri, alle cui spalle si innalzano ripide pendici montuose coperte di vegetazione e alte tre volte tanto, scende a incontrare le acque del Golfo Persico e del Golfo di Oman.

I monti [TOP]
La catena dei monti Zagros si estende dal confine con la Repubblica dell’Armenia, nel nord-est, fino al Golfo Persico, e poi ad oriente nel Baluchistan. Nel discendere verso sud, si allarga in una striscia larga 200 km. Di montagne parallele tra le pianure della Mesopotamia e il grande altopiano centrale dell’Iran. Sul versante occidentale ne discendono torrenti che scavano gole strette e profonde e irrigano vallate fertili. L’ambiente di questa zona è ostico, di difficile accesso, e popolato da pastori nomadi.

La catena montuosa dell’Alborz, più stretta di quella degli Zagros ma ugualmente suggestiva, si stende lungo la costa meridionale del Caspio sino a incontrare le catene di confine del Khorassan a est. La più alta delle sue cime di origine vulcanica è il monte Damavand, con il suo ghiacciaio perenne che tocca i 5.580 metri s.l.m. Presso la frontiera con l’Afghanistan la catena si esaurisce, per essere sostituita da dune di sabbia prive di vegetazione.

L’arido altopiano interno, che si estende fino all’Asia Centrale, è tagliato da due catene montagnose più piccole. Alcune parti di questa regione desertica, conosciute con il nome di dasht, si trasformano gradualmente in terreno fertile sulle pendici delle colline. Dove esistono sorgenti d’acqua esistono, da tempo immemorabile, le oasi, che marcano gli itinerari delle antiche carovane. Caratteristica dell’altopiano è una distesa di sale lunga oltre 320 km. e larga la metà, conosciuta come kavir e scavata da profondi crepacci.

I deserti [TOP]
I vasti deserti dell’Iran si stendono sull’altopiano da nord-ovest, nelle vicinanze di Teheran e Qom, per una lunghezza di circa 650 km. verso sud-est ed oltre il confine. Circa un sesto della superficie totale dell’Iran è costituito da deserti.

Le due più ampie aree desertiche sono chiamate Kavir-e Lut e Dasht-e Kavir. Il terzo deserto in ordine di vastità è lo Jazmurian. Fino a poco tempo fa si diceva che il Kavir-e Lut e il Dasht-e Kavir non si potessero attraversare se non percorrendo un’unica strada tra Yazd e Ferdows, ma in tempi recenti anche queste terre sono state “violate”, soprattutto da autocarri pesanti ed altri mezzi simili, per il trasporto dei minerali – cloruri, solfati e carbonati - che vi si trovano in estesi giacimenti.

I laghi e i mari [TOP]
Il mar Caspio (che nonostante il nome è un grande lago salato), la più vasta distesa idrica interna del mondo (424,240 km. quadrati), si trova a circa 25,5 metri sotto il livello del mare. E’ relativamente poco profondo, e nel corso dei secoli la sua ampiezza si è andata lentamente riducendo. Il suo contenuto di sale è assai inferiore a quello degli oceani, e la sua popolazione ittica è abbondante; le sue coste perٍ offrono pochissimi porti naturali, e le tempeste violente e improvvise che lo caratterizzano lo rendono pericoloso per le piccole imbarcazioni. I porti principali sul Caspio sono Bandar Anzali, Nowshahr e Bandar Turkman.

Lungo la frontiera tra l’Iran e l’Afghanistan si stendono numerosi laghi paludosi che si allargano e si restringono a seconda delle stagioni dell’anno. Il più grande, il Sistan (o Hamoun-Sabari), nel nord della regione del Sistan-Baluchistan, pullula di uccelli.

I laghi veri e propri sono rari in Iran: non se ne trovano più di una decina, per la maggior parte salmastri e di piccole dimensioni. I principali sono il lago Urumiyeh (la cui superficie varia da 3.900 a 6.000 km. quadrati a seconda delle stagioni), nella regione dell’Azarbaydjan Occidentale; il Namak (1.806 kmq) e lo Howz Soltan (106 kmq) nella regione Centrale, il Bakhtegan (750 kmq), il Tasht (442 kmq) e il Moharlou (208 kmq) nella regione di Fars.

Il Golfo Persico è quella porzione (240mila kmq) poco profonda dell’Oceano Indiano che si stende tra la Penisola Arabica e l’Iran sud-orientale.E’ lungo 990 km, e la sua larghezza varia tra un massimo di 338 km. e un minimo di 55 km. (lo Stretto di Hormuz). A nord, nord-est ed est lambisce l’Iran, a nord-ovest l’Iraq e il Kuwait, a ovest e sud-ovest l’Arabia Saudita, il Bahrain e il Qatar, e a sud e sud-est gli Emirati Arabi Uniti e in parte l’Oman. Tra le numerose isole che lo costellano, le più note, per motivi diversi, sono Kish, Qeshm, Abu Mussa, la Grande e la Piccola Tonb. I porti principali che si affacciano sul Golfo Persico sono Abadan, Khorramshahr, Bandar Khomeini, Bushehr, Bandar Abbas, ma in pratica tutte le città portuali di questa costa rivestono grande importanza anche per il traffico marittimo internazionale.

La costa iraniana è per lo più montagnosa, con molte scogliere; in altri punti invece è stretta e piana, con spiagge e piccoli estuari. La costa pianeggiante si allarga a nord di Bushehr sul lato orientale del golfo per poi trasformarsi nell’ampia pianura del delta dei fiumi Tigri, Eufrate e Karoun. Il suo profilo è molto asimmetrico: lungo la costa iraniana le acque sono più profonde, mentre lungo la costa dell’Arabia non superano i 36 metri di profondità.

Alcuni torrenti stagionali sfociano sulle coste dell’Iran a sud di Bushehr, ma in sostanza nessun fiume vero e proprio sfocia nel golfo sulla sua riva sud-occidentale. Grandi quantità di sabbia fine vengono trasportate al mare dai venti di nord-est che soffiano dalle aree desertiche interne. Le parti più profonde del Golfo Persico lungo la costa iraniana e l’area attorno al delta del Tigri e dell’Eufrate sono per lo più ricoperte di fango grigio-verde ricco di carbonato di calcio.

E’ noto che il Golfo Persico gode di un clima cattivo: alte temperature, ma anche venti forti che possono diventare piuttosto freddi alle estremità nord-occidentali. Le piogge sono sporadiche, soprattutto acquazzoni tra novembre e aprile, più intensi nel nord-est. L’umidità è molto rilevante; la copertura di nubi, non abbondante, è più frequente in inverno che in estate. Temporali e nebbia sono rari, ma tempeste di sabbia e caligine si verificano spesso d’estate.

Fino alla scoperta del petrolio in Iran (1908), l’area del Golfo Persico era importante soprattutto per la pesca, la raccolta delle perle, il confezionamento delle vele, la coltivazione dei datteri ed altre attività minori. Oggi invece nell’economia della regione prevale l’industria del greggio.

Idrografia [TOP]
I pochi corsi d’acqua che pervengono all’arido altopiano centrale si disperdono in paludi salmastre. Esistono alcuni grandi fiumi, dei quali l’unico navigabile è il Karoun (890 km.). Tra i principali, si devono citare il SefidRud (765 km), il Karkheh (755 km), il Mand (685 km), il Qara-Chay (540 km.) l’Atrak (535 km.), il Dez (515 km.), lo Hendijan (488 km.), il Jovein (440 km.), il Jarahi (438 km.) e lo ZayandehRud (405 km.). Tutti i torrenti sono stagionali; le esondazioni primaverili causano enormi danni, mentre in estate molti corsi d’acqua si disseccano totalmente. Tuttavia esistono sorgenti naturali sotterranee, che fluiscono nei qanat.

L’antico e celeberrimo sistema dei qanat è costituito da pozzi scavati ai piedi delle montagne, dove le riserve idriche sono alimentate dallo scioglimento delle nevi, e disposti a distanze regolari in linea retta. I pozzi sono collegati tra loro sul fondo da un canale, e consentono l’accesso a questa galleria per manutenzione e ventilazione. Le acque si raccolgono in questo tunnel e lo percorrono, scendendo lungo una pendenza leggera e accuratamente calcolata. In questo modo l’acqua puٍ essere resa disponibile anche a grande distanza (persino a centinaia di chilometri) dal luogo in cui si è raccolta naturalmente; a volte una sola rete di pozzi risponde al bisogno idrico di un intero villaggio o di una piccola città. I qanat possono spingersi anche centinaia di metri sottoterra; ogni pozzo è segnalato in superficie da un argine rialzato di terra che ne circonda l’imboccatura. Si ritiene che questa tecnica ingegnosa risalga al tempo degli Achemenidi; nel passato praticamente ogni centro abitato aveva il proprio sistema di qanat, e ancor oggi, sebbene pozzi di altro tipo e dighe riforniscano gran parte del territorio iraniano, i qanat rimangono indispensabili in molte zone, soprattutto nelle regioni del centro.

Le dighe hanno sempre svolto un ruolo importante nello sfruttamento delle preziose riserve d’acqua dell’Iran. La diga Amir Kabir sul fiume Karaj è una diga polifunzionale che rifornisce Teheran sia di acqua potabile sia di energia elettrica; altri impianti di rilevante importanza sono la diga Manjil sul SefidRud, la Mahabad sul fiume omonimo, la Shahid Abbaspour sul Karoun, e la diga Dez sul fiume omonimo.

Al tempo della vittoria della Rivoluzione, si stavano sfruttando 13 grandi bacini artificiali e si stavano costruendo altre nove dighe. Alla fine del 1988 altre 6 dighe raggiunsero la fase di sfruttamento e la capacità delle stazioni di energia idraulica si incrementٍ di 4.850 megawatt, triplicando la fornitura. Altre 11 dighe sono entrate nella fase di sfruttamento nel 1997. Il volume dell’acqua utilizzabile di queste dighe è di 1,5 miliardi di metri cubi. La più alta diga in costruzione nel Paese è quella di Karoun-3, alta 2,5 metri e con un volume di deposito di 2,7 miliardi mc, mentre la più grande, sotto il profilo della riserva d’acqua, è quella di Karkheh, con un volume di 7 miliardi mc. Questa diga è considerata l’undicesima del mondo per grandezza. Considerando le dighe Jiroft, Pishin, Saveh e 15 Khordad, entrate in fase operativa nel 1993 e 1994, oggi sono in funzione 24 dighe in tutto il Paese.

I terreni [TOP]
In Iran esistono diversi tipi di terreno. L’abbondante vegetazione subtropicale della regione costiera del Caspio è consentita dall’esistenza di un terreno bruno e ricco, adatto alle foreste. I terreni delle zone di montagna sono strati sottili che si stendono su letti di roccia, con alte percentuali di frammenti risparmiati dall’erosione – il procedimento di erosione spinge infatti terreni a grana più fine verso le valli. Questi depositi alluvionali sono per lo più calcici, e li si usa per la ceramica.

Le alture piane e semiaride che si stendono ad un’altezza superiore ai 900 metri sono coperte da terreno bruno o color nocciola che nutre una vegetazione erbosa ed è leggermente alcalino, con il 3-4 per cento di materiale organico. I terreni salini e alcalini nelle regioni aride sono di colore più chiaro e non producono vegetazione. Le dune di sabbia sono composte di quarzo non compatto ed altri minerali; tranne nei casi in cui sono coperte di vegetazione, esse sono in costante movimento a causa del vento.

Il clima [TOP]
L’Iran gode di un clima complesso, che varia dal subtropicale al subpolare. In inverno una fascia di alta pressione, che ha il suo centro in Siberia, tormenta l’interno dell’altopiano iranico verso ovest e verso sud, mentre i sistemi di bassa pressione si sviluppano sulle acque calde del Caspio, del Golfo Persico e del Mediterraneo. In estate, nelle zone meridionali prevale uno dei centri di pressione più bassa del pianeta.

I sistemi di bassa pressione del Pakistan generano due sistemi di venti regolari: lo Shamal, che soffia da febbraio a Ottobre attraverso la valle del Tigri e dell’Eufrate, e il vento estivo dei 120 giorni, che a volte raggiunge la velocità di 190 km, l’ora nella regione del Sistan vicino al confine con il Pakistan. I caldi venti d’Arabia portano una densa umidità dal Golfo Persico. L’area del golfo, dove caldo ed umidità sono quasi intollerabili, differisce diametralmente dalla regione costiera del Caspio, dove l’aria umida proveniente dal bacino si fonde con le correnti d’aria secca che soffiano dall’Alborz creando una leggera brezza notturna.

In estate, le temperature variano da un massimo di 50 gradi Celsius, nel Khuzestan, all’estremità del Golfo Persico, a un minimo di un grado Celsius nella regione dell’Azarbaydjian Occidentale (nord-ovest dell’Iran). Anche le piogge variano grandemente, su una gamma che va da meno di 5 centimetri nel sud-est a quasi due metri nella regione del Caspio. La media, in estate, si colloca attorno ai 35 centimetri. L’inverno è invece la stagione più piovosa per l’intero Paese. Spesso si verificano acquazzoni e temporali primaverili, soprattutto sulle montagne, dove cadono anche distruttive grandinate. La regione costiera si presenta in netto contrasto con il resto del territorio.

Gli alti monti dell’Alborz, che chiudono la stretta piana caspica, assorbono umidità dalle nubi e creano un’area semitropicale, densamente popolata e fertile, coperta di foreste, acquitrini e risaie. Qui le temperature possono toccare i 38 gradi Celsius, e l’umidità il 98 per cento; i periodi di gelo sono rari.

In Iran, il passaggio da una stagione alla successiva è piuttosto brusco. Per il 21 marzo (Nowruz, il Capodanno iraniano) gli alberi da frutta sono in pieno germoglio e i campi sono coperti di giovani e verdi piantine di frumento. Più tardi, quando i frutteti sono rigogliosi, i fiori selvaggi tappezzano le colline di pietra. Quindi, il sole estivo inaridisce i fiori, e l’autunno non è caratterizzato da colori luminosi; invece, il passaggio all’inverno è rapido.

La vegetazione e la fauna [TOP]
Il colore dei paesaggi iraniani che si scoprono viaggiando sull’altopiano è una delle migliori attrattive del Paese: non ci si abitua mai ai sottili mutamenti di sfumature. Da un pendio all’altro, da una valle all’altra, gli ocra, i rossi, i verdi si succedono o si mescolano, mentre all’improvviso picchi nerissimi o piramidi di pietra bianca si stagliano contro il cielo di un intenso azzurro. Ma la tinta predominante è il fulvo chiaro, simile a quello della pelle di un cerbiatto.

L’Iran è coperto di boschi e foreste per l’11 per cento circa del territorio, in particolare nella regione del Caspio. Qui si trovano vigorosi alberi decidui a foglia larga, in genere querce, faggi, tigli, olmi, noci e frassini, come pure alcuni sempreverdi a foglia larga, felci e cespugli di rovo.

I monti Zagros sono coperti da foreste semi-umide di querce, e da aceri, noci, peri e alberi di pistacchio. Salici, pioppi e molte specie di rampicanti crescono nelle forre; sull’asciutto altopiano medio allignano ginepri, mandorli, molte specie di vegetazione a cespuglio e alberi da frutta selvatici. Le steppe sono coperte di cespugli spinosi, mentre l’artemisia (una specie di assenzio) cresce sulle alture di media altezza delle distese desertiche e sulle pianure ondulate.

Sotto i 900 metri crescono acacie, palme nane, alberi di kunar (o “spini di Gerusalemme”) e rovi. Le dune sabbiose del deserto, trattenendo l’acqua, danno vita a vegetazione cespugliosa. Le foreste si sviluppano seguendo il corso delle acque di superficie o sotterranee. Nelle oasi troviamo tamerici, pioppi, palme da dattero, mirti, oleandri, acacie, olmi, susini e alberi di more; nelle zone paludose, canneti ed erbe.

La natura del terreno, e soprattutto la scarsità d’acqua, hanno dato origine alla passione degli Iraniani per i giardini e il giardinaggio. In tutta la storia del Paese giardini, fiori, alberi e specchi d’acqua sono state fonti inesauribili per la creatività artistica della popolazione. La rosa e il gelsomino dell’Iran sono diventati celebri in tutto il mondo per il loro profumo, non solo cantato dai poeti nazionali ma anche spesso citato con stupore da viaggiatori e turisti stranieri. Delle rose, per esempio, Chardin scrive che oltre a quelle di colore rosa ne ha trovate di altri cinque diversi colori: bianche, gialle, scarlatte, rosso-chiaro e bicolori, cioè rosse venate di bianco o di giallo. Egli afferma inoltre di aver visto cespugli di rose con fiori di tre differenti colori (giallo, giallo e bianco, giallo e rosso) sullo stesso ramo, e rose di tutti questi tipi si possono trovare ancor oggi nel Paese. Altri due fiori spesso associati con la Persia sono il tulipano e il giglio. Il primo fu importato in Europa dalla Persia al tempo di Abbas I Safavide, e prima di allora, per secoli, sia per i Medi sia per i Persiani il tulipano era sempre stato un simbolo della maestà regale.

Ma l’Iran è sempre stato famoso anche per la sua frutta, tanto che dalla lingua persiana, cioè dal farsi, provengono i nomi usati in Europa per il limone, l’arancia e la pesca. La regione del Caspio produce cedri, mentre datteri e banane crescono lungo il Golfo Persico. Sull’altopiano centrale crescono in abbondanza meli, peri, peschi, albicocchi, cocomeri, viti e ciliegi, mentre quasi ciascuna regione ha un proprio caratteristico tipo di melone.

Il Paese abbonda anche di spezie ed erbe medicinali: in tutto il mondo si riconosce la qualità dei suoi semi di cumino e del suo zafferano.

La fauna selvatica dell’Iran include lupi, volpi, leopardi e linci (il mitico leone persiano è quasi completamente estinto; qualche esemplare di tigre vive ancora nella zona del Caspio), capre selvatiche (tipica la capra rossa dell’Alborz, con la barbetta nera e le corna a spirale), cervi e gazzelle in gran numero, pecore e cinghiali. Nel Caspio, famoso nel mondo per lo storione, che fa dell’Iran il maggior esportatore di caviale al mondo, vivono anche varie specie di foche; invece il lago di Urumiyeh è stato classificato dall’Unesco “area di interesse mondiale” per la grande varietà di uccelli acquatici migratori che vi giungono ogni anno. I roditori allignano ovunque, e si annoverano 98 varietà di lucertole. La fauna domestica comprende cavalli, asini, bovini, bufali d’acqua, ovi-caprini, dromedari e cammelli, oltre ovviamente a cani e gatti.

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