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Isfahan 8
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Musica
I gosan sono figure misteriose: di loro si sa in pratica soltanto che furono gli aedi della tradizione epica persiana, che nell’epoca degli Arsacidi (Parti: cfr. Storia) declamavano versi di eroiche gesta accompagnandoli con la musica.
Quando ai Parti succedettero i Sassanidi, la produzione musicale persiana non accenn? minimamente a declinare, anzi si perfezion? ulteriormente presso le splendide corti dei monarchi, dove i musicisti formavano una casta a se stante nella gerarchia imperiale.
Lo strumento musicale per eccellenza di quell’epoca era sicuramente l’arpa (chang), il cui suono dolce creava l’ atmosfera più adatta alle declamazioni dei poeti di corte.
Dopo l’inizio dell’Era Islamica l’arpa lasci? il posto al qanun, un altro tipo di arpa orientale a 27 corde risalente forse al periodo assiro-babilonese. Ma dopo un centinaio d’anni il qanun scomparve a sua volta: sarebbe stato rilanciato circa 70 anni fa grazie al maestro Rahim Qanooni e ai suoi figli, che lo riportarono in Iran da Baghdad.
Nel corso del tempo hanno per? acquisito rilievo duraturo altri strumenti. Alcuni strettamente persiani, altri simili a quelli della musica araba. Il più tipico è il santur, un salterio trapezoidale a 72 corde percosso con i martelletti di legno; uno dei più importanti è il tar, un liuto a manico corto dalla forma “a otto”, rigorosamente fabbricato usando un unico pezzo di legno, con cinque o sei corde fatte vibrare dal plettro metallico.
 
    Pure simile al liuto è il setar (tar significa “corda”, e se-tar “tre corde”), che nonostante il nome è uno strumento a quattro corde tese su una cassa a forma di pera: è costruito mediante l’incollaggio di strisce di legno, e di legno è anche la sua cassa armonica.
Uno degli strumenti persiani più antichi è il kamantcheh, una viella di legno dal lungo manico su cui sono fissate quattro corde da sfiorare con l’archetto.
Cinque corde ha invece lo ‘ud, una mandola i cui prototipi risalgono probabilmente al terzo millennio a.C.
Fra gli strumenti a percussione, il più “moderno” e popolare è il daf, il tamburello a sonagliera; mentre assai più antico e duttile è il tonbak (o zarb), un tamburo a calice di dimensioni medio-piccole sostenuto da un piedistallo: la sua membrana di pelle di vitello viene percossa con le mani.
Nei primi secoli dell’Era Volgare si erano ormai codificate, dunque, quelle caratteristiche formali che avrebbero reso la musica persiana originale e diversa da qualsiasi altra musica orientale, anche dall’araba. Per presentarne in modo semplice e succinto la forma tipica, si potrebbe partire dal concetto di radif, che indica l’arte e la scienza musicale persiana nel suo complesso. Il radif (“sequenza”, ma anche “sistema”) si compone di diversi dastgah, strutture specifiche codificate nei secoli, scale modali identificate in vari repertori di melodie, ciascuna delle quali si chiama gusheh. I dastgah sono dodici, sette “fondamentali” e cinque “derivati”, di cui alcuni, il mahur e l’isfahan, o meglio
ancora lo homayoun, si avvicinano agli intervalli occidentali maggiore e minore; l’ottava si articola in più suoni; esistono intervalli equivalenti a un quarto, a tre quarti e a cinque quarti di tono. Il dastgah cui la musica persiana ricorre più di frequente è lo shour.
Con l’arrivo dell’Islam la musica persiana non scomparve; anzi, gioc? un ruolo non trascurabile nell’evoluzione della musica araba. Proprio nel VII secolo visse Zalzal, musicista di sangue persiano, dal quale prese il nome un “intervallo” tipico della musica orientale, il mediano fra la minore e la maggiore. La maestria iranica in campo musicale si mantenne incontrastata fino al X secolo, per tutto il tempo in cui i califfi abbasidi, pur essendo arabi, protessero artisti quali Ibrahim al-Mawsili o Ziryab (quest’ultimo fond? poi la Scuola di Cordova).
Le invasioni turca e mongola determinarono per? una fase di arresto nell’evoluzione dell’arte musicale persiana, che per vari secoli non riusc? a tornare agli antichi splendori, pur conservando intatte le proprie tradizioni nella dimensione privata, grazie a ristrette élites.
 
Soltanto nel secolo scorso si assistette al suo rifiorire: musicisti e studiosi di grande valore, come Abdollah Mirza (1845-1918), si impegnarono a riorganizzare e codificare i linguaggi musi-cali e i repertori della tradizione, classificandoli con metodi scientifici e fissandoli in canoni precisi. Nel contempo, tuttavia, la nuova produzione cominci? a risentire l’influsso della cultura musicale europea; e sappiamo come nel Novecento, in particolare a partire dagli anni Cinquanta, anche in Iran si sia avviato un processo di accentuata “contaminazione” degli stili, soprattutto a causa della volontà della mo-narchia Pahlavi di imporre ad ogni costo agli aspetti sovrastrutturali della cultura iraniana un processo di rapida ed indiscriminata occidentalizzazione.
Per fortuna, la tradizione classica è stata tutelata e preservata da musicisti come Hossein Gholi, Ali Vasiri, Moussa Ma’aroufi, e più di recente da Faramarz Payvar (il fondatore della scuola moderna di santur), Abolhassan Saba o Mohammad Reza Shadjarian.
Alcuni di questi maestri hanno curato, e continuano tuttora a curare, anche generi musicali specifici, che appartengono a pieno titolo alla tradizione persiana, sebbene si siano sviluppati soltanto nei secoli più recenti: l’avaz, in primo luogo, il “canto”, termine con cui si intende l’esecuzione, o la declamazione, musicale di composizioni poetiche classiche, quali il ghazal; ma anche il tasnif, assai popolare e diffuso, sorta di “ballata” in cui alla struttura metrica risponde un “contrappunto” ritmico; il pish-daramad (letteralmente “introduzione”), che già nel nome chiarisce la propria funzione di “apertura” di più ampie concertazioni; e il reng (“ritmo”) la “danza” usata soprattutto come conclusione della performance musicale.
E’ importante anche la “musica epica” persiana, alla quale è dedicato ogni anno, in maggio, un apposito Festival in Teheran. Uno degli esperti più prestigiosi del settore, che da vent’anni si occupa della musica regionale iraniana, Mohammad Reza Darvishi, ha concluso nel 1997 un tour di ricerche durato due anni e condotto in tutto il Paese sulle tracce della musica epica antica, in parte ormai perduta, in parte conservata soltanto nella memoria di pochi individui o suonata unicamente in occasioni particolari quali le cerimonie dell’Ashura, e ne ha ricavato (oltre che tremila interessanti fotografie) un’ampia e scientifica classificazione organizzata per “ritmi”, “testi” e “fattori socio-storici”. In generale, la musica epica accompagna i racconti delle lotte popolari contro i Khan ed i crudeli signorotti locali. Kambiz Rowshanravan, un famoso compositore tuttora in attività, la definisce “musica che sottolinea il coraggio e la devozione del popolo”.
Attualmente, l’interesse nei confronti della musica è assai alto, da parte degli Iraniani, in particolare delle giovani generazioni: negli ultimi anni, si è registrato un autentico boom di richieste per le iscrizioni alle scuole musicali e ai conservatori. Naturalmente i giovani sono sensibili alla musica anglo-sassone; ma si pu? dire a ragion veduta che l’ attenzione per la tradizione classica nazionale sia assai più viva e diffusa che non in Occidente, e nel contempo vada lentamente riprendendo vigore anche la musica regionale o “di campanile”.
Ciascuna delle numerose etnie che popolano l’Iran possiede e custodisce gelosamente le proprie tradizioni musicali.
Per citare un esempio fra i tanti, i Curdi riservano un’attenzione particolare al proprio secolare retaggio; la loro musica è riuscita a conservare caratteri originali risalenti ad epoche molto antiche. Per esempio, nella città curda di Mahabad (Azarbaydjan Occidentale) viene ancora eseguita la musica Heyran, nata al tempo del Mitraismo, che accompagna liriche ed epopee sempre vive nella locale tradizione orale. Fra queste, è importante ricordare la leggenda romantica di Leili e Majnoun, che in Persia è stata immortalata nella cultura scritta (come ad esempio nel Libro Divino di Attar), mentre fra i Curdi rimane affidata al canto. I Curdi tutelano anche la conservazione della musica Khanegahi (cioè “di monastero”), un repertorio speciale di musiche mistiche che accompagnano i versi di Mowlana Rumi e di Hafez esaltandone i risvolti di “preghiera” gnostica – a Mahabad ne viene addirittura organizzato un apposito festival, chiamato Zekr-o Zakerin. La musica folkloristica curda, ed il canto che l’accompagna, parlano invece di problemi sociali o di pene d’amore terreno. Ma si conserva anche una musica majlisi (“di corte”), assai legata a forme codificate nei secoli, privilegiata dai più famosi poeti curdi della storia. Attualmente le autorità regionali curde stanno premendo sugli uffici centrali perché venga rilasciato un numero maggiore di licenze per la fondazione di istituti musicali locali, di cui finora soltanto un paio sono in attività (la maggior parte degli appassionati studia privatamente).
In realtà, in tutto l’Iran le iniziative pubbliche a favore della musica non si possono definire inesistenti. Ogni anno, ad ottobre, si svolge il Festival Stagionale di Musica Giovanile, che ha il compito di scoprire nuovi talenti. Ogni febbraio si svolge a Teheran il XIII Festival di Musica Fajr, organizzato nei settori “Paesi islamici”, “Giovani”, “Concorso”, più un settore dedicato alla musica popolare, regionale e folk.
Uno dei più attivi fra i complessi musicali costituiti da privati è oggi il gruppo Sarv (il termine è il nome Farsi del cipresso, uno dei simboli della nazione persiana più amati dalla popo-lazione), la cui caratteristica più vistosa risiede nel fatto che è l’unica band del Paese in cui giovani di entrambi i sessi (21 ragazze e quattro ragazzi) si esibiscono insieme: le musiciste in genere accompagnano con il daf i loro partner, i quali suonano il tar, il setar, il pianoforte e il violino. Il Sarv si è formato nel 1959: un gruppo chiamato “I Ragazzi di Teheran Sud”, attivo nella locale Casa della Cultura, fra le altre cose insegnava musica classica agli adolescenti dei quartieri meridionali della capitale; a mano a mano, gli studenti più capaci davano vita a nuove piccole band. In questo modo è nato anche il Sarv, che negli ultimi anni ha svolto l’incarico di accompagnare musicalmente le cerimonie di apertura e di chiusura delle Olimpiadi femminili di Teheran, ha partecipato alla cerimonia di insediamento del Presidente Khatami dopo le elezioni del maggio ’97, e spesso è chiamato ad esibirsi nei palazzi governativi per salutare l’arrivo di ospiti stranieri.



più collegamenti (Musica)

http://www.persianartmusic.com/index.html
http://www.iranflamenco.com/
http://www.iranhouseofmusic.com/
http://www.iranmelody.com/
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